Giuseppe Verdi

G. Verdi

Giuseppe Verdi nacque nelle campagne della bassa parmense, a Roncole, frazione di Busseto, il 10 ottobre 1813 da Carlo, oste e rivenditore di generi alimentari, e Luigia Uttini, filatrice.

Carlo proveniva da una famiglia di agricoltori piacentini (stesse origini della moglie) e, dopo aver messo da parte un po' di denaro, aveva aperto una modesta osteria nella casa di Roncole, la cui conduzione alternava al lavoro dei campi. L'atto di nascita fu redatto in francese, appartenendo in quegli anni Busseto e il suo territorio all'Impero francese creato da Napoleone.

Dies Irae di Giuseppe Verdi su Youtube:
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Pur essendo un giovane di umile condizione sociale, riuscì tuttavia a seguire la propria vocazione di compositore grazie alla buona volontà e al desiderio di apprendere dimostrato. L'organista della chiesa di Roncole, Pietro Baistrocchi, lo prese a benvolere e gratuitamente lo indirizzò verso lo studio della musica e alla pratica dell'organo. Più tardi, Antonio Barezzi, un negoziante amante della musica e direttore della locale società filarmonica, convinto che la fiducia nel giovane non fosse mal riposta, divenne suo mecenate e protettore aiutandolo a proseguire gli studi intrapresi.

La prima formazione del futuro compositore avvenne tuttavia sia frequentando la ricca biblioteca della Scuola dei Gesuiti a Busseto, ancora esistente, sia prendendo lezioni da Ferdinando Provesi, maestro dei locali filarmonici, che gli insegnò i principi della composizione musicale e della pratica strumentale.

Verdi aveva solo quindici anni quando, nel 1828, una sua sinfonia d'apertura venne eseguita, in luogo di quella di Rossini, nel corso di una rappresentazione di Il barbiere di Siviglia al teatro di Busseto.

Nel 1832 si stabilì a Milano, grazie all'aiuto economico di Antonio Barezzi e a una "pensione" elargitagli dal Monte di Pietà di Busseto. A Milano tentò inutilmente di essere ammesso presso il locale prestigioso Conservatorio. Non fu ammesso al Conservatorio per scorretta posizione della mano nel suonare e per raggiunti limiti di età. Poco dopo fu richiamato a Busseto a ricoprire l'incarico di maestro di musica del comune mentre, nel 1836, sposò la figlia di Barezzi, Margherita dalla quale nacquero i figli Virginia e Icilio.

Nel 1839 riuscì finalmente, dopo quattro anni di lavoro, a far rappresentare la sua prima opera alla Scala, l'Oberto, Conte di San Bonifacio, che ebbe un buon successo, purtroppo offuscato dall'improvvisa morte, nel 1840, prima di Margherita, poi di Virginia e Icilio. Prostrato e affranto non si diede però per per vinto.

Nel 1942, il suo "Nabucco" ottenne alla Scala un incredibile successo, anche grazie all'interpretazione di una stella della lirica del tempo, il soprano Giuseppina Strepponi.

Iniziarono quelli che Verdi chiamò "gli anni di galera", ossia anni contrassegnati da un lavoro durissimo a causa delle continue richieste e del sempre poco tempo a disposizione per soddisfarle.

Dal 1842 al 1848 compose a ritmi serratissimi. Sempre in questo periodo, fra l'altro, prese corpo la sua relazione con Giuseppina Strepponi.

Nel 1848 si trasferì a Parigi iniziando una convivenza alla luce del sole con la Strepponi. La vena creativa fu sempre vigile e feconda, tanto che dal 1851 al 1853 compose la celeberrima "Trilogia popolare", notissima per i tre fondamentali titoli ivi contenuti, ossia "Rigoletto", "Trovatore" e "Traviata" (a cui si aggiungono spesso e volentieri anche "I vespri siciliani"). Il successo di queste opere fu clamoroso.

Conquistata la giusta fama si trasferì con la Strepponi nel podere di Sant'Agata, frazione di Villanova sull'Arda (in provincia di Piacenza), dove visse gran parte del tempo.

Nel 1857 andò in scena "Simon Boccanegra" e nel 1859 fu rappresentato "Un ballo in maschera". Nello stesso anno sposò la sua compagna.

Alla sua vita artistica si aggiunse dal 1861 anche l'impegno politico. Venne eletto deputato del primo Parlamento italiano e nel 1874 fu nominato senatore. In quegl'anni compose "La forza del destino", "Aida" e la "Messa da requiem", scritta e pensata come celebrazione per la morte di Alessandro Manzoni.

Nel 1887, all'incredibile età di ottant'anni, diede vita all'"Otello", confrontandosi ancora una volta con Shakespeare; nel 1893 con l'opera buffa "Falstaff", altro unico e assoluto capolavoro, diede addio al teatro ritirandosi a Sant'Agata. Giuseppina morì nel 1897.

Giuseppe Verdi morì il 27 gennaio 1901 a Milano, in un appartamento dove era solito alloggiare durante l'inverno.