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Stima reciproca

Giotto di Bondone, Dante Alighieri, due nomi altisonanti e rappresentativi della Firenze medievale: ambedue coscienti della grandezza reciproca.

Scrive Dante nell'XI canto del Purgatorio di Giotto: "Credette Cimabue nella pittura tener lo campo, e ora Giotto il grido, sì che la fama di colui è scura.."

Nello stesso canto Dante sottolinea che è giunto ormai qualcuno nella poesia che ha superato i due Guido (Cavalcanti e Guinizelli), cioè lui stesso!

"Così ha tolto l'uno a l'altro Guido
la gloria de la lingua; e forse è nato
chi l'uno e l'altro caccerà del nido."

Oltre che essere coetanei, ambedue risiedettero, per motivi diversi, nei maggiori centri dell'Italia Settentrionale e sentirono tessere le lodi sull'uno e sull'altro da chi li aveva avvicinati.

Negli affreschi della Cappella Scrovegni alcuni intenditori, tra cui R. Filippetti, identificano Dante nel poeta con il serto di alloro dorato che sta immediatamente alle spalle dell'autoritratto che Giotto fece ponendo se stesso e il divino poeta tra le schiere dei beati.

Morto Dante, Giotto lo dipinse sicuramente in questo affresco qui sotto riprodotto, visitabile al Bargello.

Lo ha vestito di rosso perchè nella simbologia del colore questa tinta lo contraddistingueva dagli altri poeti; per Giotto infatti Dante era "il diverso, il grande". Dunque ambedue gli artisti hanno la simultanea percezione dell'unicità dell'altro: l'uno lo manifesta a parole nel canto XI del Purgatorio, Giotto ne fa un ritratto perenne attraverso la linea e l'affresco.


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