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Il colore prevalente nelle 3 Cantiche

Abbiamo letto, dividendoci i canti, tutta la Divina Commedia per segnalare i versi da cui emergevano i colori prevalenti dei tre mondi visitati da Dante nel suo viaggio. Alcuni li abbiamo riportati come esempio per far notare che nell'Inferno l'atmosfera ha colorazioni tetre, buie, gli ambienti sono deserti, distese di ghiaccio, burroni ecc; nel Purgatorio ci sono colori grigi, ombre, luci basse; nel Paradiso invece prevalgono gli sfavillii, le luci sgargianti dell'ardore dei beati e dei santi.

Colori dell'INFERNO

Canto I

1 Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura
ché la diritta via era smarrita.
Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte

tal mi fece la bestia sanza pace,
che, venendomi ’ncontro, a poco a poco
mi ripigneva là dove ’l sol tace.

Quando vidi costui nel gran diserto
"Miserere di me", gridai a lui,

Canto II

62 ne la diserta piaggia è impedito

Canto III

87 ne le tenebre etterne, in caldo e ’n gelo.
98 al nocchier de la livida palude
99 che ’ntorno a li occhi avea di fiamme rote.

118 Così sen vanno su per l’onda bruna,,

130 Finito questo, la buia campagna

134 che balenò una luce vermiglia

Canto IV

11Oscura e profonda era e nebulosa
io non vi discernea alcuna cosa.

"Or discendiam qua giù nel cieco mondo",

24 nel primo cerchio che l’abisso cigne,
la selva, dico, di spiriti spessi

Non era lunga ancor la nostra via
di qua dal sonno, quand’io vidi un foco
per sette porte intrai con questi savi:

111 giugnemmo in prato di fresca verdura.
Traemmoci così da l’un de’ canti,
in loco aperto, luminoso e alto,
E vegno in parte ove non è che luca.

Canto V

28 Io venni in loco d’ogne luce muto,
che mugghia come fa mar per tempesta,
se da contrari venti è combattuto
La bufera infernal, che mai non resta,
mena li spirti con la sua rapina;
voltando e percotendo li molesta.

86 a noi venendo per l’aere maligno,

88"O animal grazïoso e benigno
che visitando vai per l’aere perso

CANTO VI

7 Io sono al terzo cerchio, de la piova
etterna, maladetta, fredda e greve

10 Grandine grossa, acqua tinta e neve
per l’aere tenebroso si riversa;

Canto VII
31 Così tornavan per lo cerchio tetro
da ogne mano a l’opposito punto,

127 Così girammo de la lorda pozza
grand’arco, tra la ripa secca e ’l mézzo,
con li occhi vòlti a chi del fango ingozza

Canto VIII:

102 L’acqua era buia assai più che persa;
e noi, in compagnia de l’onde bige,
intrammo giù per una via diversa.
In la palude va c’ha nome Stige
questo tristo ruscel, quand’è disceso
al piè de le maligne piagge grige.

120 Fitti nel limo, dicon: "Tristi fummo
ne l’aere dolce che dal sol s’allegra,
portando dentro accidïoso fummo:
or ci attristiam ne la belletta negra".,

Canto IX

1 Quel color che viltà di fuor mi pinse
veggendo il duca mio tornare in volta,
ché l’occhio nol potea menare a lunga
per l’aere nero e per la nebbia folta.

28 Quell’è ’l più basso loco e ’l più oscuro,
e ’l più lontan dal ciel che tutto gira,

36 ver’ l’alta torre a la cima rovente,
dove in un punto furon dritte ratto
tre furïe infernal di sangue tinte.

Canto XIII

1 Non era ancor di là Nesso arrivato,
quando noi ci mettemmo per un bosco
che da neun sentiero era segnato.
Non fronda verde, ma di color fosco;
non rami schietti, ma nodosi e ’nvolti;
non pomi v’eran, ma stecchi con tòsco.

17 sappi che se’ nel secondo girone",
mi cominciò a dire, "e sarai mentre
che tu verrai ne l’orribil sabbione.

106 Qui le strascineremo, e per la mesta
selva saranno i nostri corpi appesi,
ciascuno al prun de l’ombra sua molesta".

Canto XVII

118 Io sentia già da la man destra il gorgo
far sotto noi un orribile scroscio,

per che con li occhi ’n giù la testa sporgo.
Allor fu’ io più timido a lo stoscio,
(qui Dante è di nuovo in crisi per ciò che sta succedendo: è il segno della sua umanità, del suo essere vulnerabile e pauroso come tutti noi; è questo aspetto che ce lo rende vicino)
però ch’i’ vidi fuochi e senti’ pianti;
ond’io tremando tutto mi raccoscio

Colori PURGATORIO

Canto XXVI
6 mutava in bianco aspetto di cilestro;
e io facea con l'ombra più rovente
parer la fiamma; e pur a tanto indizio
vidi molt'ombre,
andando, poner mente.

16 «O tu che vai, non per esser più tardo,
ma forse reverente, a li altri dopo,
rispondi a me che 'n sete e 'n foco ardo.

31 Lì veggio d'ogne parte farsi presta
ciascun'ombra e basciarsi una con una
sanza restar, contente a brieve festa;

Colori PARADISO

Canto VII

64 La divina bontà, che da sé sperne
ogne livore, ardendo in sé, sfavilla
sì che dispiega le bellezze etterne.

73 Più l'è conforme, e però più le piace;
ché l'ardor santo ch'ogne cosa raggia,
ne la più somigliante è più vivace.

Canto VIII

19 vid'io in essa luce altre lucerne
muoversi in giro più e men correnti,
al modo, credo, di lor viste interne

Canto XII

1 Sì tosto come l'ultima parola
la benedetta fiamma per dir tolse,
a rotar cominciò la santa mola;

9 quanto primo splendor quel ch'e' refuse.

Come si volgon per tenera nube
due archi paralelli e concolori,
quando Iunone a sua ancella iube,
così di quelle sempiterne rose
volgiensi circa noi le due ghirlande,
e sì l'estrema a l'intima rispuose.
Poi che 'l tripudio e l'altra festa grande,
sì del cantare e sì del fiammeggiarsi
luce con luce gaudiose e blande

Canto XVI

28 Come s'avviva a lo spirar d'i venti
carbone in fiamma, così vid'io quella
luce risplendere a' miei blandimenti;

Canto XVIII

16 fin che 'l piacere etterno, che diretto
raggiava in Beatrice, dal bel viso
mi contentava col secondo aspetto.
Vincendo me col lume d'un sorriso,

ella mi disse: «Volgiti e ascolta;
ché non pur ne' miei occhi è paradiso».

25 così nel fiammeggiar del folgór santo,

34 Però mira ne' corni de la croce:
quello ch'io nomerò, lì farà l'atto
che fa in nube il suo foco veloce».
Io vidi per la croce un lume tratto..

49 Indi, tra l'altre luci mota e mista,
mostrommi l'alma che m'avea parlato
qual era tra i cantor del cielo artista.

55 e vidi le sue luci tanto mere,
tanto gioconde, che la sua sembianza
vinceva li altri e l'ultimo solere.

67 tal fu ne li occhi miei, quando fui vòlto,
per lo candor de la temprata stella
sesta, che dentro a sé m'avea ricolto.
Io vidi in quella giovial facella
lo sfavillar de l'amor
che lì era,
segnare a li occhi miei nostra favella

76 sì dentro ai lumi sante creature
volitando cantavano, e faciensi
or *D*, or *I*, or *L* in sue figure.
Prima, cantando, a sua nota moviensi;
poi, diventando l'un di questi segni,
un poco s'arrestavano e taciensi.

88 Mostrarsi dunque in cinque volte sette
vocali e consonanti; e io notai
le parti sì, come mi parver dette.

94 Poscia ne l'emme del vocabol quinto
rimasero ordinate; sì che Giove
pareva argento lì d'oro distinto.
E vidi scendere altre luci
dove
era il colmo de l'emme, e lì quetarsi
cantando, credo, il ben ch'a sé le move.
Poi, come nel percuoter d'i ciocchi arsi
surgono innumerabili faville,
onde li stolti sogliono agurarsi,
resurger parver quindi più di mille
luci e salir, qual assai e qual poco,
sì come 'l sol che l'accende sortille;
e quietata ciascuna in suo loco,
la testa e 'l collo d'un'aguglia vidi
rappresentare a quel distinto foco.

Canto XX
1 Quando colui che tutto 'l mondo alluma
de l'emisperio nostro sì discende,
che 'l giorno d'ogne parte si consuma,
lo ciel, che sol di lui prima s'accende,
subitamente si rifà parvente
per molte luci, in che una risplende

10 però che tutte quelle vive luci,
vie più lucendo, cominciaron canti
da mia memoria labili e caduci.

O dolce amor che di riso t'ammanti,
quanto parevi ardente in que' flailli,
ch'avieno spirto sol di pensier santi!
Poscia che i cari e lucidi lapilli
ond'io vidi ingemmato il sesto lume

puoser silenzio a li angelici squilli


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