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Gli sguardi

Abbiamo rivercato nei canti dell'Inferno alcuni versi per dimostrare come Dante descrive al lettore certi modi di guardare o direttamente caratterizza gli occhi dei demoni. Abbiamo concluso che si ripetono alcuni verbi come "ficcare", o "aguzzare" nel senso di puntare fissamente e intensamente lo sguardo verso qualcosa o qualcuno, giustificato dall'atmosfera buia, tetra, fumosa dove si muovono i dannati a cui Dante vuol parlare.

Canto III

19 E poi che la sua mano a la mia puose
con lieto volto ond'io mi confortai
,
(Dante è bisognoso di supporto affettivo)
mi mise dentro a le segrete cose.

79 Allor con li occhi vergognosi e bassi,
temendo no 'l mio dir li fosse grave,
(insicurezza di D.)
infino al fiume del parlar mi trassi.

97 Quinci fuor quete le lanose gote
al nocchier de la livida palude,
che 'ntorno a li occhi avea di fiamme rote.

109 Caron dimonio, con occhi di bragia
loro accennando, tutte le raccoglie;
batte col remo qualunque s'adagia.

Canto IV

5 el’occhio riposato intorno mossi,
dritto levato, e fiso riguardai

per conoscer lo loco dov’io fossi.

Oscura e profonda era e nebulosa
tanto che, per ficcar lo viso a fondo,
12 io non vi discernea alcuna cosa.

112 Genti v’eran con occhi tardi e gravi,
di grande autorità ne’ lor sembianti:
114 parlavan rado, con voci soavi.

Canto IX

35 però che l'occhio m'avea tutto tratto
ver' l'alta torre a la cima rovente,
dove in un punto furon dritte ratto
tre furie infernal di sangue tinte,
che membra feminine avieno e atto,
40 e con idre verdissime eran cinte;
serpentelli e ceraste avien per crine,
onde le fiere tempie erano avvinte.

Canto XIII

94 E 'l gran proposto, vòlto a Farfarello
che stralunava li occhi per fedire,
disse: "Fatti 'n costà, malvagio uccello!"

Canto XV

16 quando incontrammo d'anime una schiera
che venian lungo l'argine,(similitudine:).... e ciascuna
ci riguardava come suol da sera

19 guardare uno altro sotto nuova luna;
e sì ver' noi aguzzavan le ciglia
come 'l vecchio sartor fa ne la cruna.

22 Così adocchiatoda cotal famiglia,
fui conosciuto da un, che mi prese
per lo lembo e gridò: "Qual maraviglia! "

25 E io, quando 'l suo braccio a me distese,
ficcaï li occhi per lo cotto aspetto,
sì che 'l viso abbrusciato non difese
28 la conoscenza süa al mio 'ntelletto;

Canto XVI

76 Così gridai con la faccia levata
e i tre, che ciò inteser per risposta,
guardar l'un l'altro com' al ver si guata.

Canto XXX

46 E poi che i due rabbiosi fuor passati
sovra cu' io avea l'occhio tenuto,
rivolsilo a guardar li altri mal nati.

quando 'l maestro mi disse: (Virgilio. si inquieta con Dante.) "Or pur mira,
che per poco che teco non mi risso!"

133 (D. si vergogna perchè ha fatto arrabbiare V.)Quand' io 'l senti' a me parlar con ira,
volsimi verso lui con tal vergogna,
ch'ancor per la memoria mi si gira.

Canto XXXI

133 Ma perchè sappi chi sì ti seconda
contra i Sanesi, aguzza ver' me l'occhio,
sì che la faccia mia ben ti risponda:
136 sì vedrai ch'io son l'ombra di Capocchio,
che falsai li metalli con l'alchìmia;

Canto XXXII
37 Ognuna in giù tenea volta la faccia;
da bocca il freddo, e da li occhi il cor tristo
tra lor testimonianza si procaccia.
40 Quand' io m'ebbi dintorno alquanto visto,
volsimi a' piedi, e vidi due sì stretti,

che 'l pel del capo avieno insieme misto


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