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Dal Canto II del Purgatorio:Casella e la musica practica medievale

Questo testo ha un sottocommento musicale ("Questa fanciull'Amor") e tutte le parole linkate danno la possibilità di ascoltare altri brani musicali di Franceso Landini

Boccaccio dice che Dante "sommamente si dilettò in suoni e canti nella sua giovinezza e a ciascuno che a quei tempi era ottimo cantore o suonatore fu amico ed assai cose, da questo diletto tirato, compose, le quali di piacevole e maestrevole nota a questi cotali facea rivestire...”

In gioventù l'amico Lapo Gianni (“Guido io vorrei che tu e Lapo e io...“),che era anche lui un compositore di musica, scrisse l'accompagnamento di alcune rime di Dante che gli aveva raccomandato di “rivestire e farle belle con le sue note”.

Guido, i' vorrei che tu e Lapo ed io
fossimo presi per incantamento
e messi in un vasel, ch'ad ogni vento
per mare andasse al voler vostro e mio;

sì che fortuna od altro tempo rio
non ci potesse dare impedimento,
anzi, vivendo sempre in un talento,
di stare insieme crescesse 'l disio.

E monna Vanna e monna Lagia poi
con quella ch'è sul numer de le trenta
con noi ponesse il buono incantatore:

e quivi ragionar sempre d'amore,
e ciascuna di lor fosse contenta,
sì come i' credo che saremmo noi.

Altri musici amici di Dante furono Casella, che gli compose l'accompagnamento per “Amor che nella mente mi ragiona” e Scochetto.

“Amor che ne la mente mi ragiona
de la mia donna disiosamente,
move cose di lei meco sovente,
che lo 'ntelletto sovr'esse disvia.
Lo suo parlar sì dolcemente sona,

che l'anima ch'ascolta e che lo sente
dice: "Oh me lassa!

Altri musici contemporanei furono Marchetto da Padova, Floriano da Rimini e Petro Mastro.

Noi ci siamo documentati con la nostra prof di musica Nicoletta Romanelli e abbiamo ascoltato diverse esecuzioni di musica trecentesca tra cui abbiamo scelto prevalentemente Francesco Landini come accompagnamento ad alcune rime di un altro stilnovista Guido Guinizelli, citato insieme all'altro Guido Cavalcanti, nel Canto XI del Purgatorio entrambi, e nel Canto X dell'inferno solo il secondo

Guido Guinizelli

Al cor gentil rempaira sempre amore
come l’ausello in selva a la verdura;
né fe’ amor anti che gentil core,
né gentil core anti ch’amor, natura:
ch’adesso con’ fu ’l sole,
sì tosto lo splendore fu lucente,
né fu davanti ’l sole;
e prende amore in gentilezza loco
così propïamente
come calore in clarità di foco.

Foco d’amore in gentil cor s’aprende
come vertute in petra prezïosa,
che da la stella valor no i discende
anti che ’l sol la faccia gentil cosa;
poi che n’ha tratto fòre
per sua forza lo sol ciò che li è vile,
stella li dà valore:
così lo cor ch’è fatto da natura
asletto, pur, gentile,
donna a guisa di stella lo ’nnamora.


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