Autonomia e ritualità nella prima infanzia
“MAMMA FACCIO DA SOLO”
16 febbraio 2007. Noi genitori moderni di fronte alla voglia di autonomia dei nostri figli un po' soffriamo di una percezione di inutilità.
Mi viene in mente una bimba di sei anni che conosco molto bene che al mattino, tra una corsa e l'altra mentre la mamma le mette fretta per vestirsi e cerca di aiutarla ad infilarle i calzini sempre troppo stretti, indispettita e petulante sbotta con un ”ma ..Mamma , faccio da sola...dici sempre di imparare a far da sola ma poi vieni tu ad aiutarmi”.
Soffermiamoci su questo RISCHIO: anticipare i bambini impedendo loro una reale esperienza di apprendimento, magari attraverso una frustrazione, (si impara anche dagli errori infatti), ma pur sempre un apprendimento.
E' soprattutto a partire dai due anni che la voglia di autonomia comincia a farsi sentire in modo impellente nei bambini. E' l'età in cui il bambino comincia a dire IO, a riconoscersi allo specchio, a percepire il senso della propria unità corporea.
E' l'età in cui inizia a sentirsi davvero una persona dotata di un suo pensiero e di una sua volontà. Fino a questo momento gli adulti lo sovrastavano con la loro “grandezza”.
Da un lato il bimbo ha bisogno dei genitori, è dipendente da un punto di riferimento stabile e rassicurante. Dall'altra la dipendenza contrasta con il desiderio di autonomia che contraddistingue ogni crescita.
Tale ambivalenza (troppo vicino, troppo lontano, voglio fare da solo, voglio che faccia tu per me perché sono piccolo)... denota una normale evoluzione infantile.
Questo periodo evolutivo è conosciuto in campo psicoanalitico come “nascita psicologica” (Margaret Mahler).
La spinta all'autonomia è senza dubbio SANA per un bambino come SANO è promuoverla per il genitore senza eccedere nel concedere una eccessiva libertà che il bimbo non sarebbe in grado di gestire né ammettere la realizzazione del desiderio infantile di non crescere mai, di restare sempre piccoli dipendenti da mamma e papà.
Ascoltando le insegnanti della scuola dell'infanzia mi sono resa conto che quello della autonomia è un tema quanto mai attuale ; dicono infatti le insegnanti:
“Oggi ci capita di avere dei bambini che sanno usare benissimo il mouse ma non si sanno allacciare le scarpe e dipendono in tutto per tutto dall'adulto di riferimento”
Non deve essere facile per un bambino di quattro o cinque anni mettere insieme due aspetti apparentemente contrastanti tra loro: una parte iperstimolata intellettivamente che li fa apparire più maturi della loro età e un'altra emotivamente fragilissima che li porta a essere infinitamente più piccoli.
Vi sono alcuni momenti topici, importanti, di passaggio e di crescita che coincidono con il bisogno maggiore di autonomia da parte del bambino: ingresso alla scuola dell'infanzia o alla scuola elementare per esempio .
Si tratta in questo caso di una interruzione di una continuità precedente e della fatica di trovare un nuovo adattamento a una situazione di vita che è cambiata.
Se ci riflettiamo ci rendiamo conto che tutte le volte che dobbiamo affrontare dei cambiamenti (spesso anche quelli più piacevoli), cioè quando dobbiamo fare la fatica di trovare un nuovo equilibrio che ci aiuti ad affrontare la nuova situazione, tutti noi ci sentiamo disorientati..
Ogni cambiamento porta con sé una crisi. La crisi è descritta da Alba Marcoli nel suo libro “Passaggi di vita” come “il terreno inevitabile e potenzialmente evolutivo da attraversare prima di trovare un nuovo equilibrio nei momenti di passaggio e di cambiamento che caratterizzano la vita”.
Il professor Berry Brazelton, pediatra e psichiatra infantile USA, professore universitario, clinico e ricercatore, studiando le ricorrenti, fisiologiche crisi evolutive dei bambini ha sviluppato il concetto di “Touchpoint” cioè i momenti di crisi nello sviluppo. Essi si verificano quando il bambino acquisisce nuove competenze.
Ogni nuova acquisizione infatti ha un costo, pagato spesso con una transitoria regressione del bambino. Per esempio imparare a camminare è per il bambino un momento difficile, non solo dal punto di vista motorio, ma anche da quello emotivo: sperimenta la paura di staccarsi, l’entusiasmo di riuscire, il mondo che si apre da esplorare, con le sue meraviglie e i suoi pericoli.
Quasi sempre di fronte a queste difficoltà il bambino regredisce a comportamenti più infantili, per esempio non è più capace di addormentarsi da solo o di passare dal sonno profondo al sonno leggero senza cercare l’aiuto dell’adulto.
I genitori, sconcertati dal cambiamento del bambino, sono spesso in difficoltà.
Un professionista competente può, in questa situazione, dare facilmente un aiuto: può spiegare il comportamento del bambino, far capire cosa sta vivendo e aiutare i genitori a non fare errori educativi che prolunghino le difficoltà.
In generale per affrontare le crisi e i cambiamenti possono essere di aiuto i RITI come spiega la volpe al piccolo principe nel libro omonimo:
“SE TU VIENI PER ESEMPIO TUTTI I POMERIGGI ALLE QUATTRO, DALLE TRE IO COMINCERO' A ESSERE FELICE. Col passare dell'ora aumenterà la mia felicità. Ma e tu vieni non si sa quando io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore. Ci vogliono i riti.”
E di riti, o altri espedienti utili per il distacco, genitori e bambini ne escogitano tantissimi: penso alla stessa fiaba prima di dormire o al fazzoletto della mamma lasciato al nido o alle scuola dell'infanzia come oggetto transizionale.
I riti accompagnano l'elaborazione delle esperienze di autonomia dei bambini.
Ma torniamo alla difficoltà genitoriale di dare autonomia, di fidarsi della competenza del figlio.
Perchè succede questo?
Spesso solo per paura di pretendere troppo, per volontà di protezione.
E' invece importante ritenere fondamentale per il raggiungimento
di un pieno benessere del bambino iniziare a dare alcune REGOLE, che siano CERTE, CHIARE e ADEGUATE ALL’ETA’, perché i bambini hanno la
necessità di un LIMITE, di un CONTENIMENTO che solo gli adulti gli possono dare.
Nella società attuale, dove si diventa genitori più tardi e quasi sempre di un solo figlio, si tende ad accontentarlo sempre o quasi sempre, ritenendo che
far rispettare le regole o dire semplicemente “No” possa arrecare dispiacere o addirittura far sorgere traumi nel bambino. Al contrario le regole non sono
altro che “Argini rassicuranti entro i quali crescere”.
Il genitore proposto da Brazelton non è il genitore della famiglia etica, che dice al figlio: “fa così perché lo dico io” oppure: “fa così se no ti punisco”. Non è quello della famiglia affettiva che dice: “fa così per farmi piacere, così vivremo insieme felici e contenti”.
E’ un genitore che dice: “fa così e sarai autonomo e fiero di te”.
L’obiettivo che Brazelton propone al genitore sembra quello di rendere il bambino autonomo e adatto alla vita (e solo in questo senso, probabilmente e indirettamente, più felice).
Alcuni ambiti e argomenti più di altri sono sensibilmente toccati dalla incapacità genitoriale di promuovere una naturale e sana autonomia del bambino:
1. IL LETTONE
Dai dodici mesi in poi, le esigenze del bambino cambiano e i genitori devono favorire la sua autonomia iniziando a metterlo a dormire da solo nella sua cameretta. Se il bambino continua a dormire nel lettone si instaura un'abitudine che è poi difficile da cambiare e che ha ripercussioni sull'intimità di coppia e ritarda l'autonomia del bambino.
Se si abitua il bambino a dormire da solo, si contribuisce ad aumentare la sicurezza in sé e ad affrontare serenamente l'ansia della separazione dalla mamma.
Al contrario, più il bambino prolunga la permanenza nel lettone, più si ha un ritardo nel raggiungimento dell'autonomia personale e minore è la capacità di affrontare serenamente le separazioni dai genitori.
Più il bimbo cresce più è difficile mutare le abitudini che ha acquisito, senza il rischio che faccia i capricci. I genitori devono affrontare questa scelta con serenità ed essere d'accordo, perché il bambino reagirà al cambiamento con le lacrime e solo la fermezza dei coniugi riuscirà a convincerlo.
2. L'uso del VASINO e il controllo sfinterico
3. Il CIUCCIO e l'uso del biberon fin dopo i tre anni
4. LA SCUOLA
“Mi aiuti a fare i compiti?”. Non c’è genitore al quale non arrivi prima o poi questa richiesta. Offrire la propria disponibilità ai figli è giusto ed importante, ma attenzione a non esagerare.
Mamma e papà devono guardare il diario dei ragazzi, andare a parlare con gli insegnanti, preoccuparsi del loro rendimento scolastico, ma non devono insegnare ai figli come studiare: dare un metodo di studio ai ragazzi è compito della scuola.
Se il genitore si trasforma nel pomeriggio in un maestro, il bambino non acquisirà mai la capacità di organizzarsi da solo. Questa soluzione può essere utile e normale durante il primo anno di scuola, ma più in là compromette il rendimento. La scuola è una occasione di crescita .Per il bambino infatti la scuola è l’occasione per diventare più autonomo e sicuro di sé.
Ragionare sull'autonomia dei nostri figli significa ragionare sulla propria funziona educativa e sul proprio ruolo di promotori dei nostri figli e non di possessori degli stessi...questo ci ricorda la bella poesia di Gibran .
BIBLIOGRAFIA “Mamma, faccio da solo!”
T. Berry Brazelton, Il bambino da 0 a 3 anni. Guida allo sviluppo fisico, emotivo e comportamentale del bambino, Fabbri, Milano, 2003
Gustavo Pietropolli Charmet, I nuovi adolescenti, Cortina, Milano 2000.
Daniel Stern, La costellazione materna, Bollati Boringhieri, Torino 1995.
Daniel Stern, Nadia Brushweiler, Nascita di una madre, Mondatori 1999
Alba Marcoli, Passaggi di vita,Oscar Saggi Mondadori, Milano 1993
Guido Petter, Il mestiere di genitore,Rizzoli,1995
Silvia Vegetti Finzi, A piccoli passi, Oscar Saggi Mondadori, Milano 1997
Elinor Golschmied, Persone da zero a tre anni, Edizioni Junior 1996
Anna Oliverio Ferraris, Le domande dei bambini, Bur,Milano 2000
